Monicelli, il maestro, e una piccola me.

 

Quando Mario Monicelli mi telefonò per dirmi che si era innamorato dei miei libri- erano Grande blu e La testa fuori – della mia scrittura, del bel ritmo dei romanzi… avevo il colore sulla testa e ero così emozionata che non riuscivo a parlare, e lui: “Ma lo sa che mi arrivano camion pieni di libri ogni settimana e che io non chiamo mai mai nessuno? Dovrebbe essere felice, credo.” Io lo ero, eccome, ma troppo emozionata e mi uscivano solo poche sillabe, così dopo la mia muta presenza alla cornetta gli scrissi una lettera di ringraziamento e lui… mi telefonò ancora una volta. Quella seconda volta riuscii a parlare. Mio figlio rispose e mi passò la telefonata: “E’ Mario Monicelli, mamma.” In sottofondo il telegiornale scandiva le notizie e lui, oltre che ringraziarmi per la mia lettera che aveva ricevuta, mi disse che stava pensando di realizzare un film con il mio lavoro, ma era molto vecchio, difficile fare il lavoro di regista molto pesante e faticoso. Ecco, stamani ho ripensato a questo, con gioia.

Mario Monicelli

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