Primavera

 

Non ho filtri, non cartine magiche, né occhiali speciali, niente. Attraversare il buio mi inquieta, ma la natura impera e io la abbraccio.
Buongiorno primo giorno di primavera.

(vista di sole dal mio studio)

Fritto

 

Mi piace il fritto, sembra riempire, a volte, la mia consapevolezza. Dopo l’odore dell’amore è quello il più pregnante. Il suo incanto si espande nell’essere indigesto; non così diverso da un bene stracciato, fuso in olio bollente, apparecchiato anche a tavola, quasi ogni giorno. E puoi mangiarlo in piedi, passeggiando ovunque, sognando paesaggi differenti, lontani. Ti resta dentro a lungo, forse, questa è la sua migliore magia.

Quelli che

 

Quelli che ti dicono:

“Non ti fai mai viva.”

“Puoi chiamarmi, se vuoi.”

“Non ti sento mai.”

Anche:

“Vorrei prendere un caffè con te, chiamami che fissiamo.”

A tutti dico: “Sì, va bene” e li guardo negli occhi; gli occhi perché è lo sguardo che rivela l’intenzione, la sincerità, anche il sentire di una persona, se il sentire c’è. Spesso negli occhi non trovo neanche una domanda, allora giro i tacchi e vado, il dispiacere non dura niente, so di non aver lasciato nulla per strada: neppure un briciolo d’anima.

Buongiorno giorno di sole di marzo: battimi in fronte senza farmi male, è ancora carnevale.

 

Buongiorno

 

Mi piace aprire gli occhi lentamente, fino a lasciare penetrare piano il chiarore del mattino da fuori e abituarmi a lui, vedere che il buio, buio non è più. Il giorno chiama; metto giù per primo il piede destro, ancora come raccomandava la mia mamma: ‘Per iniziare bene la giornata’. In cucina mi aspetta Luce, la mia cagnotta, facciamo colazione insieme, in soggiorno, guardando l’abete che ogni giorno è più maestoso e io mi dico: ‘Non è un albero che appartiene al paesaggio di una città come Firenze.’ È così il mio buongiorno al giorno.

Nella foto Il Pirigufo di Vanzuk

Su Irena Sendler, dal blog di Antonella Sacco

IRENA SENDLER – LA VITA DENTRO UN BARATTOLO – SARA CERRI * IMPRESSIONI DI LETTURA di Ant Sacco

 

Ci sono storie che devono essere raccontate, magari tramandate, e quella di Irena Sendler è una di queste. E Sara Cerri lo fa rivolgendosi ai lettori più giovani, costruendo per loro una delicata quasi-fiaba, in cui un nonno narra al nipote l’eroica impresa compiuta da Irena, infermiera polacca che salvò oltre duemila bambini ebrei del ghetto di Varsavia.

Il linguaggio è leggero e poetico, pensato soprattutto per un pubblico giovane, ma la lettura di questo racconto è piacevole a qualunque età.

 

Questa la sinossi

Irena Sendler era un’infermiera e un’assistente sociale polacca che collaborò con la Resistenza nella Polonia occupata da Hitler durante la Seconda guerra mondiale. Irena divenne famosa per aver salvato circa 2.500 bambini ebrei, facendoli uscire di nascosto dal ghetto di Varsavia nel quale vivevano come prigionieri, fornendo loro falsi documenti e trovando rifugio per loro in famiglie al di fuori del ghetto. La sua impresa coraggiosa è raccontata nelle pagine di questo libro da nonno Carlo al suo amato nipote Leonardo. Nella storia di Irena si nasconde un segreto commovente che riguarda il nonno e il piccolo ed è il momento giusto per svelarlo. Età di lettura: da 7 anni.

A questo link è possibile leggere un’interessante intervista alla scrittrice Sara Cerri.

Monicelli, il maestro, e una piccola me.

 

Quando Mario Monicelli mi telefonò per dirmi che si era innamorato dei miei libri- erano Grande blu e La testa fuori – della mia scrittura, del bel ritmo dei romanzi… avevo il colore sulla testa e ero così emozionata che non riuscivo a parlare, e lui: “Ma lo sa che mi arrivano camion pieni di libri ogni settimana e che io non chiamo mai mai nessuno? Dovrebbe essere felice, credo.” Io lo ero, eccome, ma troppo emozionata e mi uscivano solo poche sillabe, così dopo la mia muta presenza alla cornetta gli scrissi una lettera di ringraziamento e lui… mi telefonò ancora una volta. Quella seconda volta riuscii a parlare. Mio figlio rispose e mi passò la telefonata: “E’ Mario Monicelli, mamma.” In sottofondo il telegiornale scandiva le notizie e lui, oltre che ringraziarmi per la mia lettera che aveva ricevuta, mi disse che stava pensando di realizzare un film con il mio lavoro, ma era molto vecchio, difficile fare il lavoro di regista molto pesante e faticoso. Ecco, stamani ho ripensato a questo, con gioia.

Mario Monicelli

Cantiamo insieme

 

Una song che mi emoziona molto, sempre. Lui è Il Ciclista – Marco Fontana (e pure mio figlio, eh) – nel video la grande Giusi Merli.
Buongiorno giorno domenica, quanto yeah, tutto ieri.

Fiorirà

 

I pasticci della notte, quando non ci lascia dormire, e tiene gli occhi aperti e i pensieri svegli. Il corpo che sì, riposa, ma la testolina no, e va, va lontano, dove meno ce lo aspettiamo a frugare e cercare e trovare le immaginazioni più scomode, spaventose e dolorose. Allora è bello al mattino alzarsi e abbracciare la luce, aprire la porta finestra e, nel freddo, correre a vedere se la forsitia ha i bocci; sì, ci sono e lei ci dice: “Presto fiorirò”.
Buongiorno giorno.

Venere

 

Di venere e di marte non si arriva né si parte…
dice un proverbio, un detto, o qualcosa di simile.
A me invece il venerdì – anche molto il martedì – piace tantissimo, e ancor di più mi piace cominciare qualcosa – per esempio scrittura – in uno di questi giorni, oppure partire, o preparare la valigia, ad esempio, se la partenza è il giorno dopo. Non so perché, è sempre stato così. Forse mia nonna direbbe che sono sempre stata, e nata, ‘bastian contrario’, forse; infatti adoro anche che un gatto nero possa attraversarmi la strada… ecco, ho detto qualcosa di me: venere e marte della settimana amata, certo mi lasciano innamorata.
Buongiorno giorno 18 con voglia di scherzare, eppure il venerdì lo adoro.