Torta al cioccolato golosa, senza farina, e qualcos’altro

C’è attesa questa mattina 10/10/18 – ho una bella sensazione dentro – e ho preparato un dolce… io che non sono molto pratica di cibi zuccherosi, ho voluto cuocere questa torta di cioccolato e cacao (mannaggia, la dieta l’avevo scordata), già pronta, alla giusta temperatura, e decorata con lo zucchero a velo. È carina a vedersi, ma aspetto di assaggiarla per dirvi se io sia divenuta un’ottima cuoca di soavità; tutto è possibile.
Tutto è possibile, con questa frase vi lascio il mio Buongiorno giorno e la ricetta tratta dal Blog Giallozafferano.

Ingredienti

Cioccolato fondente 340 g

Zucchero 200 g

Burro 170 g

Cacao amaro in polvere 150 g

Uova medie 3

Estratto di vaniglia 5 g

Sale fino 3 g

PER SPOLVERIZZARE

Zucchero a velo q.b.

Per preparare la torta al cioccolato senza farina, per prima cosa sciogliete il cioccolato fondente, nel microonde o a bagnomaria, e lasciatelo intiepidire (1. In una ciotola di una planetaria, munita di frusta, lavorate il burro ammorbidito a temperatura ambiente con lo zucchero, per ottenere un composto cremoso. Potete montare il burro anche con le fruste di uno sbattitore elettrico. Aggiungete un uovo alla volta, aspettando che il precedente sia stato ben incorporato.

Unite l’estratto di vaniglia; a parte setacciate il cacao e aggiungetelo al composto di burro, uova e zucchero, un cucchiaio alla volta.

Unite anche il  sale e infine il cioccolato tiepido. Amalgamate tutti gli ingredienti tra di loro con una spatola.

Imburrate e foderate, con carta forno, una tortiera dal diametro di 22-24 cm, versate in essa l’impasto e livellatelo con il dorso di un cucchiaio, distribuendolo nella tortiera in modo uniforme.

Infornate la torta, in forno statico già caldo a 180° per 30- 35 minuti (ventilato 160° per 20-25 minuti); quando si sarà creata una crosticina croccante, sfornatele e fatela raffreddare. Potete tenere la torta con la crosta verso l’alto oppure capovolgerla su di un piatto da portata: spolverizzatela con abbondante zucchero a velo ed ecco pronta la vostra torta al cioccolato senza farina.

Artimino

Un tiepido sole sulle mie spalle, il cielo azzurro e di nuvole bianche che sembrano stirarsi, tante specie di piante intorno, da ammirare, da annusare, da assaggiare. Un melograno nella mia mano, prezioso dono della natura. 

Artimino, quasi ciao. 

 

Quando ce la siamo cercata…

Cartoceto, 6 ottobre 2018, con Maria Castaldo e tante altre belle donne con tanto da raccontare.

#cinema&libri #ontheroad #ilcartoceto

Pubblicato da Cinema&Libri on the road su Sabato 6 ottobre 2018

 

Verso Cartoceto: Cinema e Libri

Buongiorno giorno, acqua che scende dal cielo, colori cupi di questo mattino autunnale. C’è un fiore bianco, sbocciato stanotte, come un braccio verso le nuvole. La testa all’indietro, un vincitore, suona una musica che pochi possono sentire: la musica della piccola rosa d’autunno all’universo.

Qui io sono in partenza, Cinema e Libri mi aspetta.

Una Donna da Mare

Aveva 35 anni – ma ne dimostrava molti meno – lunghi capelli scuri, e occhi neri. Quell’estate indossava un abito morbido, sbracciato, molto largo, legato in vita con una lunga cintura di canapa, simile alla cima delle navi, girata due volte e fermata con un nodo. Era quello, diceva, il solo abito capace di accordarsi all’ondeggiare delle sue forme. Credete, uno non poteva mai immaginare come l’avrebbe trovata dopo l’inverno. A volte durante i mesi freddi si lasciava andare ai piaceri della gola e ingrassava molto, fino a perdere la forma della vita, altri come quello appena trascorso accadeva invece che dimagrisse e il suo corpo riprendesse le fattezze dell’adolescenza longilinee e asciutte. Lona non si era mai preoccupata molto di questo, aveva necessità di lasciarsi andare ai suoi impulsi e sapeva adattarsi alla quasi totalità delle loro conseguenze. Tranne a una: il guardaroba troppo vasto con abiti di molte taglie accumulati nel tempo che si escludevano a vicenda e sostavano inservibili nell’armadio a occupare spazio e a raccogliere un mucchio di polvere. Perciò se ne era sbarazzata in un solo mattino regalando tutto, e aveva cominciato a indossare quel tipo di abito che dicevo, tagliato a trapezio e cucito ai lati con il giromanica abbastanza largo da contenere il diametro degli avambracci e del bacino, i primi a risentire dell’eventuale aumento di peso.
Quell’estate era magrissima. Era piacevole guardarla incamminarsi sull’arenile lasciando orme esili e lunghe sulla sabbia e vederla sparire e apparire dietro le sdraio e gli ombrelloni aperti.
Leo la raggiungeva e le passeggiava accanto – da così tante estati, da sempre, credo. Un ciuffo biondo sulla fronte e gli occhi chiari, le scarpe da tennis tenute in mano per i lacci, i pantaloncini corti, l’unico costume che portasse, e una camicia sbottonata sulla pelle chiara che lo riparava dal sole. Le prendeva il braccio e procedeva insieme a lei con un occhio strizzato e la bocca in una specie di sorriso, poi si piegava verso la spalla di Lona e le bisbigliava all’orecchio qualche frase. Non era un mistero ciò che le diceva, i suoi discorsi riguardavano lo stesso argomento: Sposami. Ti amo. Vieni a vivere con me.

Lei rideva e scuoteva la testa. Quei rifiuti garbati e gentili, ma fermi come la roccia, mandavano l’innamorato su tutte le furie.
Stiamo tanto bene, diceva Lona. Perché mai dovremmo cambiare, fissarci, arenarci come la barca in secca. Amo il movimento e la libertà, sono una donna da mare.
Sono anni che andiamo avanti così.
Che importa… voglio essere libera di sceglierti ogni giorno e che tu lo sia di scegliere me. Guarda il mare. E’ sempre lì dove lo vedi, ma è libero di muoversi. Se tu cercassi di raccoglierlo in una bottiglia cosa sarebbe? Non avrebbe più lo spirito del mare, il suo movimento.
Leo pareva convincersi ogni volta, ma durava poco. Si metteva a fissare quella distesa d’acqua color blu, turchino, zaffiro, cilestrino, brillare sotto il sole cercando di capirne lo spirito. Fermo sulla battigia lasciava che lambisse i suoi piedi e Lona continuasse a procedere frugando con le scarpe nella sabbia alla ricerca di conchiglie. Appena un’onda più lunga gli bagnava le caviglie, ecco che aveva un brivido improvviso, faceva un balzo indietro come se una mano di ghiaccio lo avesse scosso e riportato alla realtà. Inseguiva Lona con una corsa a perdifiato e dopo averla raggiunta si metteva a precederla camminando all’indietro, le prendeva il nodo della cintura e tirandola a sé ricominciava:
Sposami. Ti amo. Vieni a vivere con me.

Non passava giorno che non li vedessi così. Poteva essere un giorno di bonaccia o uno di maestrale.

Una mattina il libeccio tirava così forte che non si poteva giocare a ping pong. Loro erano sulla battigia dal mattino molto presto. Il vento agitava ogni pensiero. La scena era la stessa. Lona e Leo uno di fianco all’altra. Leo che si gira verso Lona e grida al suo orecchio le stesse parole: Sposami. Ti amo. Vieni a vivere con me. Lona che ride e lo spinge via da sé con la mano e allunga il passo.
Tutto quello che seguì accadde all’improvviso.
Con quella forza abominevole che gli innamorati riescono a sfoderare quando si sentono feriti, Leo la insegui, l’acchiappò per la cintura e la tirò a sé, a sé. L’abito di lei si scuoteva così forte come una vela.
Vieni con me. Dove si può parlare in pace.
Parlare, parlare. Si sta così bene ad ascoltare il mare e il ven… ebbe il tempo di dire Lona con le spalle alle onde e il sorriso sulle labbra. Lui cominciò a correre verso la terrazza brulicante di tavoli e di piante fiorite, sempre tenendola per la cintura… lei fece resistenza. Leo allora la tirò, tanto forte che la corda si srotolò per tutta la lunghezza, restando saldamente agganciata ai passanti per il nodo.
Fu così che Lona decollò, in cielo, lassù.
Il suo abito era tanto gonfio e largo da scoprire le cosce magre e le mutandine di mussola bianca e lasciare intravedere il reggipetto. Respirò così profondamente da poter sentire penetrare nelle narici l’odore e sulla lingua il sapore di quel vento. Leo cercò di riportarla a terra, ma l’aria faceva molta più forza di lui sulla ragazza. I lunghi capelli neri le coprivano il volto per intero e a tratti volavano indietro lasciando in primo piano quei suoi grandi occhi rotondi. Per istinto cercò di aggrapparsi alla cintura e scioglierla dai passanti. Ci riuscì, la corda cadde al suolo pesantemente e nello stesso momento ella com-pì un balzo verso l’entroterra.
Il vento la lasciava oscillare sullo stesso quadrato di cielo, lassù. Forse erano le pesanti scarpe da ginnastica alte fino alla caviglia che la facevano a tratti piombare verso terra, fino a che Leo aveva la sensa-zione di poterla acchiappare. Le scarpe caddero una alla volta producendo un tonfo e Lona di contro schizzò più in alto, verso le nuvole che il vento spazzava via. Leo raccolse le scarpe e se le strinse al petto. Noi bagnanti eravamo assiepati sui vagoni delle cabine e guardavamo in su con gli occhi spalancati. Leo si voltò e ci vide, indicò in alto e gridò:
Quella donna è la mia donna.
Nella sua voce c’era un’emozione per qualcosa che lui non sapeva governare, né capire, e per il terrore che Lona potesse smarrirsi nel cielo. Non sarebbe potuto accadere. Il fatto che non rispondesse ai richiami e che tenesse la testa china era dovuto ai suoi tentativi. Provò a girare la gonna come un timone e il vento la fece piroettare varie volte. Leo a testa alta, le mani che schermavano il sole, non la perdeva d’occhio.
Scendi, ora.
Sali tu, gridò lei e quel grido si confuse assieme a quello dei gabbiani che volavano bassi.
Lona aveva preso a volteggiare con più energia e pareva stesse in un vuoto di gravità. A una minima mossa del corpo rispondeva un cambio di direzione: aprendo e chiudendo l’abito poteva librarsi più su, verso il sole… compiendo il movimento al contrario, dal basso in alto, riusciva a planare.
La gente la indicava e discuteva la sua posizione.
Quella donna è la mia donna… e vola, urlò di nuovo Leo e si sdraiò sulla sabbia calda per meglio seguirla, e non perderla. Fu a quel punto che Lona cominciò a planare lentamente e atterrò con la massima cura.

Al mattino se ce vento, quel libeccio giusto, né troppo né poco, siamo in molti a scendere in spiaggia. Prestissimo. Lona e Leo sono sullo stesso spicchio di cielo.
Volteggiano insieme.
Leo quando vola, vestito di un abito che Lona gli presta, non si capisce che è lui. E’ un punto o poco più. Lona si riconosce per quei capelli selvaggi e lunghissimi che paiono tentacoli di una medusa. Volano un poco, poi rientrano piano, planando fino al pennone più alto e si calano a terra.
Nessuno sa come fanno. In molti continuano a provarci. Lona dice che è una cosa così, accaduta per caso, ma io so che non è vero, altrimenti avrebbe volato lei sola, invece anche Leo ci riesce benone. Il segreto non sta nemmeno negli abiti larghi che io stesso ho provato, o nel mettere le mani in un certo modo, o nella posizione del corpo, o nel vento…

Da Una donna da mare, Sara Cerri, Gazebo ed. Firenze (Mediateca Italiana, Firenze) … la copertina realizzata da Sergio Staino:

 

 

Ancora un po’ d’estate

Io l’ho visto il tempo, sono passata di fronte alla porta finestra, quel cielo, e ho detto sì, anche stamani colazione in giardino. Bello vedere il fuori, anche se si è molto attenti a quello che c’è dentro: le idee, le emozioni, le gioie, le cattive e migliori impressioni. Intorno a me c’era silenzio, solo quelle nuvole, quel verde… quell’attimo che li ho visti ho dimenticato tutto il resto, davvero tutto, e mi sono cibata di quella bellezza, assieme al caffè.

Ora al lavoro: so che tutto da qualche giorno in poi non sarà facile, ma il volere davvero qualcosa certo aiuta a superare le difficoltà, ecco il primo pensiero dopo colazione.

Buongiorno giorno

 

 

Scrivere…

«Il testo emotivo è l’unico testo che si può parlare. L’unico che si può cantare e ballare. L’unico che si può dolcemente cullare nella propria gola e fischiettare nel proprio cervello. Il testo emotivo fotte l’inconsolabile solitudine di essere al mondo».
Pier Vittorio Tondelli, Colpo d’occhio.

Vi aspetto…

Una data importante, 06 ottobre 2018, all’interno della manifestazione Cinema e Libri a Cartoceto, presenterò il mio: Una sola luce blu.