A Idolina Landolfi, amica indimenticata.

 

Adorava che io fingessi di ignorare la sua malattia, così potevamo giocare a essere qualcun altro, come sempre abbiamo fatto nei nostri libri. Le nostre cene improvvisate erano fatte di poco cibo, lei portava una busta d’insalata, io l’aspettavo con un po’ di frutta e due cosce di pollo. Amava il pollo e l’insalata del supermercato era di qualità ‘allegra’, la più croccante e divertente, dicevamo. Mi ero abituata a tenere la coca cola, perché sapevo quanto le piacesse finire il pasto bevendone un bicchiere, fingevo che fosse in frigo, sempre fresca, per caso. E che nello sportello a destra potesse trovare, ancora per caso, la tavoletta di cioccolato amaro. Si alzava per sparecchiare i due piatti insieme a me con la scusa di aprire il frigorifero e scoprire le piccole sorprese. ‘Buono questo cioccolato’ diceva aprendo la carta argentata e spezzando la tavoletta con le dita sottili in piccoli quadretti. Beveva coca cola e aggiungeva una fetta di limone, a me piaceva aggiungere il rum. E arrivava il momento di sederci una di fronte all’altra sui cuscini dei divani, spesso con il plaid sulle spalle, per chiacchierare guardandoci negli occhi.

Ci raccontavamo i nostri mondi distanti, fatti di carta e persone, ci raccontavamo una poesia, a volte aprivo un libro di suo padre e leggevo alcune righe e le chiedevo di raccontarmi del suo passato con lui. Io le dicevo il mare, lei mi diceva Parigi, e quante volte abbiamo progettato una vacanza insieme in Versilia e in Francia.

L’ultima volta che l’ho vista, i capelli cortissimi e rossi alla maniera de la Femme rousse di Toulouse-Lautrec, le braccia magre, la vita esile, ho preparato io una cena liquida per lei e per me, niente insalata, niente pollo… ci siamo date un’occhiata, è stato come se ci chiedessimo di continuare la nostra magica amicizia e abbiamo sorriso… e di nuovo sedute con i piedi sul divano e guardandoci negli occhi, ci siamo raccontate un po’ di vita, come piaceva a noi.

 

 

 

 

 

« … Una grande poesia, altro non è che l’immagine di ciò che dovrebbe sempre essere l’esistenza, bene inestimabile: una successione di prodigi, che tali sono o diventano per chi abbia occhi, orecchie e cuore.»

 

Idolina Landolfi su Circo immaginario di Sara Cerri

 

Parole di Susanna Tamaro

 

Il cammino interiore è simile al lavoro che una volta facevano gli uomini per accendere il fuoco. Si batte e si ribatte una pietra contro l’altra, senza stancarsi, finché scocca la scintilla. Per nascere il fuoco ha bisogno del legno ma per divampare deve aspettare il vento. Cerca dunque sempre il fuoco nella tua vita, attendi il vento, perché senza fuoco e senza vento i nostri giorni non sono molto diversi da una mediocre prigionia.

(Susanna Tamaro)

 

Comunicato per I Gufi

 

Annuncio che a partire dalla data del 18 settembre 2019, la collana I Gufi avrà una nuova casa.

Felice e soddisfatta della collaborazione positiva con DM Edizioni, mi appresto a questa nuova avventura con ancora più entusiasmo e determinazione.

Zuppetta deliziosa di vongole

 

Vongole

Olio buono

2 o 3 spicchi d’aglio

Peperoncini

Pomodorini toscani maturi

Vino bianco, a me piace anche il brandy

Prezzemolo congelato o fresco

Pane casalingo tostato

 

Metto a soffriggere l’aglio a pezzetti nell’olio (buono, buono), un giro abbondante, il peperoncino. Quando l’aglio è dorato, aggiungo mezzo bicchiere di vino, o di brandy, e lascio sfumare. Aggiungo i pomodori aperti e tagliati, ma in mancanza di pomodorini dolci e freschi uso i ciliegini in scatola, un barattolo. Quando tutto ha preso sapore, lasciando il sughetto lente, che non restringa troppo, aggiungo le vongole e le faccio aprire. Per ultimo, cospargo di prezzemolo tritato, va benissimo quello surgelato se non lo abbiamo fresco.

Nel frattempo ho fatto tostare il pane, in forno o nel tostapane elettrico.

Buon appetito!

Madeleine Proust

 

Ho appena mangiato una madeleine (oggi nel 1871 nasceva a Parigi Marcel Proust), come posso pensare: Oggi panzanella? meglio un sorso di digiuno, al ricordo delle parole belle di Marcel, capace di accarezzarti dentro.

Firenze

 

Una veduta che meraviglia, Firenze è una sorpresa continua.

Buongiorno giorno a voi che mi leggete.

Dalla cupola su di voi.

 

Polpette toscane

 

Certo, sono una scrittrice, amo creare storie, ma amo anche cucinare, e penso che la buona cucina assomiglia a una buona storia. Devi programmare il tuo evento culinario, curarlo, lasciarlo lievitare come un ottimo racconto. Eccoti una ricetta squisita, che piace ai grandi e ai piccini, come un saporoso libro.

 

Per le polpette

6 etti di carne macinata scelta

6 fette di pan carrè bagnate nel latte

4 cucchiai di parmigiano

Farina qb

Sale qb

Pepe qb

1 uovo

Per la salsa

2 spicchi d’aglio

Olio qb

Pomodori pelati, o polpa di pomodoro se piace di più

Procedimento

Impasta la carne macinata con le 6 fette di pane ammollate nel latte e strizzate, il formaggio, sale, pepe, l’uovo e forma piccole polpette che rotolerai nella farina badando che non sia troppa.

Nel frattempo, in una pentola larga, versa un generoso filo d’olio e metti a soffriggere l’aglio. Dopo pochi minuti versa il pomodoro e fai bollire 5 minuti. Adagia le polpette, per le quantità che ti ho dato ne verranno circa 60. Lasciale cuocere nella salsa girandole garbatamente fino a che non avranno preso un bel colore dorato.

Buon appetito

 

Il mio Irena Sendler

 

Irena Sendler la vita dentro un barattolo è un libro fortunato. Mi ha stupito e continua a stupirmi per gli abbracci che riceve viaggiando di lettore in lettore.

La scuola secondaria “Aldo Moro” di primo grado di Solbiate Olona in provincia di Varese, ha trovato e letto la mia Irena in occasione del Giorno della Memoria dell’anno 2016 e ha voluto condividere il mio libro con l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani). L’ANPI ha deciso di aggiungere ai piedi del monumento dedicato all’eroina Irena Sendler all’interno del Parco della Memoria presso Varese, un grande libro in granito bianco che avrebbe ospitato il testo intero del mio racconto con il significato di: La speranza che cresce, nonostante tutto. Il grande libro è stato così realizzato. Il libro in granito che contiene il mio racconto in dodici tavole, è stato costruito in modo che il visitatore, seduto comodamente sull’erba, possa leggerlo. Tutto questo mi ha emozionato molto, e mi emoziona che le mie parole siano là, vicinissime a quel bambino scolpito nel marmo che simboleggia tutti i 2500 bambini che, attraverso il coraggio di Irena, si sono salvati dal ghetto di Varsavia e hanno trovato una nuova famiglia. Le mie parole impresse sul granito sono dedicate al cuore di chi ha sofferto durante la persecuzione ebrea e alla portata del lettore; trovo questa un’iniziativa straordinaria. Ecco per voi alcune immagini del progetto. Tra qualche giorno andrò a visitare quel parco, sarà un grande giorno.