TEATRO: Sicilia, di Clyde Chabot

 

Spettacolo visto ieri sera al Fabbrichino di Prato: Sicilia, di Clyde Chabot. Tutti seduti a un grande tavolo con assaggi di pecorino con pepe e vino Nero d’Avola, e lei, capotavola, con il suo racconto.

Identità e origini sono i cardini di questo lavoro autobiografico della Chabot, che riunisce il pubblico attorno a un grande tavolo immergendolo in una atmosfera calda e conviviale per cercare di ricostruire la storia della sua famiglia. È un canto sulle orme dei suoi antenati, emigrati alla fine dell’Ottocento dalla Sicilia verso la Tunisia, prima di trasferirsi in Francia negli anni Cinquanta, e un controcanto che sposta ciò che potrebbe sembrare un’indagine genealogica sulla questione politica dell’esilio.

Una vera e propria commossa esperienza di archeologia familiare prende corpo attraverso il racconto del viaggio della Chabot verso la sua terra di origine, la Sicilia appunto, intrapreso nel 2010 con la figlia (sua moderna e francese discendenza) alla ricerca dei luoghi di cui ha sentito parlare, della lingua che non si perdona di non conoscere, delle tradizioni delle quali, in un impasto di modernità e arcaismo, conserva delle tracce.

È il diario di bordo di una spedizione in cerca di tasselli di vita di nonni, bisnonni e bis-bisnonni espatriati in cerca di un futuro migliore, squarci di memoria labilissimi aperti nell’oblio del tempo, piccoli indizi di intere esistenze quasi del tutto cancellate dalla grande storia.”

Buongiorno giorno 14

… always believe that something wonderful is about to happen

 

Stanotte si è spezzato un ramo. Ha fatto un suono: CRAC che si è sentito nella notte. Buongiorno giorno dopo la notte del ramo spezzato, sei tutto nuvole basse bianco nero e grigio, ma poco bianco e molto grigio scuro. Io ho voglia di andarmene a passeggio e ci andrò, anche sotto la pioggia, se pioverai.

In Scrittura

Ho scalettato, sono sorpresa, non avrei creduto ma… sì, ecco, la storia c’è, lì che mi aspetta.
E ora, camminare lungo il filo.
Buona serata e Nottete.

(foto da Frammenti di luna, Sergio Staino)

Un anno fa Una sola luce blu in tv

 

È passato un anno esatto da quando il mio libro è stato il libro della settimana di rai3 per la rubrica Buongiorno Regione, TG 3 Rai.

Questo libro che tengo sempre molto vicino a me, vicino al cuore, mi ha dato molte soddisfazioni in passato – è uscito un anno fa – e ancora me le sta regalando. Grazie a tutti per l’affetto e per donarmi i vostri commenti che sono abbracci affettuosi per me.

io in rai, foto bella di Paolo Sarti da casa!

Il sogno e il vero

 

Mettere insieme lavoro e piacere; quando accade mi sento felice… così ieri un piccolo pranzo fuori con Charles, in una locanda emiliana (lì per lavoro mio e suo), molto frequentata dai signori camionisti, quelli che sanno mangiare bene, una locanda trovata per caso. Ho sgarrato la mia perenne dieta prendendo un dolce, prima ne ho lasciato metà, poi sono tornata a tuffarci la forchetta… buono.

E questa notte un pensiero notevole: ho sognato che prendevo una bella strada, con l’auto. E ho sognato mia madre che veniva a casa mia (era giovane e bella) e per lei c’era un letto matrimoniale (quello che con Charles abbiamo messo in camerina a Viareggio questa estate) dove si fermava.

Il sogno era ridente.

Quanto vorrei rivederla, era bella. Stanotte, quel bell’incontro. e un grande abbraccio, dio che abbraccio, tutto naturale e amorevole.

Buongiorno giorno.

 

Ho le scarpe ‘English’… love u

Girata

 

Io stamani mi sono svegliata tutta girata; è anche molto bello sentirsi girate, per quel mondo che si vede capovolto. Amen.
(… ma guarda fuori, che sole, un’aria fredda di autunno inoltrato e un raggio ancora estivo)

I primi momenti, minuti, ore, meglio restare in silenzio, guardare il mondo capovolto e gustarselo così… lentamente, forse tornando ad ammirarlo dritto, scuotersi pronunciando poche parole, queste: “Buongiorno giorno”.

 

Szymborska

 

Buongiorno giorno freddo – ma che bel sole mi regali.
Niente (non è il titolo della poesia, non è neppure la poesia intera, seppur molto bella, ma a me tra le tre parole scelte dalla Szymborska, piace e interessa la parola: Niente. È quella che a volte come ieri sera sento più vicina, e stranamente più viva, più vera; nel passato e nel presente, per non parlare poi del futuro.)

(…) Quando pronuncio la parola Niente,
creo qualcosa che non entra in alcun nulla.
(Wislawa Szymborska)

 

Eugenio Montale, le parole – Man Ray, l’immagine

Hai dato il mio nome ad un albero? Non è poco
pure non mi rassegno a restar ombra, o tronco
di un abbandono nel suburbio. Io il tuo
l’ho dato a un fiume, a un lungo incendio, al crudo
gioco della mia sorte, alla fiducia
sovrumana con cui parlasti al rospo
uscito dalla fogna, senza orrore o pietà
o tripudio, al respiro di quel forte
e morbido tuo labbro che riesce,
nominando, a creare […]
Eugenio Montale, La Bufera

Photo Man Ray (1930)

Casa sul’albero

Buongiorno mondo, a quella luna che ho visto stanotte, alla musica che abbiamo fatto ieri sera, al nostro ballo su una vecchia canzone, ‘ngiorno a me.

Questa domenica mattina vorrei possedere la casa sull’albero per vedere scorrere molte giornate da lì. La casa sull’albero è un vecchio reale progetto nato qui, un giorno molto tempo fa, durante una colazione, da me e da Carlo​. L’albero c’è, qui davanti alla finestra, la casa no, ma chissà. Ci sono progetti che hanno bisogno di lungo lungo tempo per avverarsi e questo è certo uno di quelli. Buongiorno giorno, oggi pranzerò fuori con amici tanto lontani nel tempo che ho voglia di vedere, per ora non piove, anzi un bel sole è già alto e illumina le colline intorno; grazie giorno: buongiorno.

 

Racconto

Da dove veniamo, mi chiedi.

Una passeggiata dentro le stelle e siamo caduti sulla terra.

Ci siamo addormentati insieme ascoltando il suono del mare.

Era il mare?

Di più. Era il vento che batteva sul pelo dell’acqua.

Tu accendevi e spegnevi il microfono per far entrare il rumore della tua anima.

E io non c’ero. Sembravo non esserci, come volevi tu.

La prima onda che si è rotta sulla battigia mi hai cercato.

Volevi che io non ci fossi per desiderarmi, ed ero accanto alla tua spalla.

Troppo vicino alla tua spalla, il tuo respiro laterale.

Aprimi e prendimi, accendi quel microfono, ascoltami.

Accoccolato sulla sabbia, cerchi di fuggire, per pigrizia.

Non riuscirai, io sono accanto alla tua spalla, il tuo respiro laterale.

Nell’uccello che sorvola la tua testa – non beccherà i tuoi occhi, il tuo sguardo corre via.

Nella fronda che ti accarezza, si stira nell’aria come un’armonica, e ritorna.

Rotolando per la salita del tuo collo eccomi, allunghi una mano, mi nascondo.

Sono accanto alla tua spalla, il tuo respiro laterale, nel piccolo morso sul tuo collo.

E nel tuo sospiro.

Così piccola da poterne scivolare fuori al primo sbuffo.

Da dove veniamo, mi domandi.

Siamo caduti dall’universo e abbiamo lasciato un buco. Volta in alto la faccia e vedrai le nostre impronte. Adesso ti preoccupi per il nostro passato.

Sei tu che con il nastro isolante ricuci il cielo.

Io con la grattugia frantumo un pezzo di stella che ci ha seguito, la sabbia diventa lustra.

Impareremo a riparare tutto, tranne noi due, amore mio.

Pare che siamo sfuggiti al controllo, tempo fa.

Fa parte del nostro marciare in folle.

Adesso andiamo, dici, e ci prendiamo per la mano.